Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità

Archivio mensile per settembre, 2009

Honduras: a rischio i difensori dei diritti umani

Amnesty International ha denunciato il forte aumento degli arresti, dei pestaggi ad opera della polizia e delle intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani in Honduras.

Il 22 settembre la polizia ha circondato la sede della Cofadeh, un’importante associazione per i diritti umani, lanciando gas lacrimogeni contro un centinaio di persone, tra cui donne e bambini. I dimostranti stavano protestando contro l’intervento della polizia, il giorno prima, nel corso di una manifestazione tenutasi di fronte all’Ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras, in cui è rifugiato il presidente deposto Manuel Zelaya.

La situazione nel paese è allarmante” – ha dichiarato Susan Lee, direttrice del Programma Americhe di Amnesty International. “Gli attacchi contro i difensori dei diritti umani, le chiusure degli organi d’informazione, i pestaggi contro i dimostranti e l’aumento degli arresti di massa sono tutti segnali che i diritti umani e lo stato di diritto sono in grave pericolo“.

L’unica via d’uscita è che le autorità de facto cessino la repressione e la violenza e rispettino i diritti alla libertà di espressione e di associazione” – ha proseguito Lee. “ChiediaHondurasPrimo_pianomo alla comunità internazionale di ricercare urgentemente una soluzione, prima che la situazione precipiti ulteriormente verso una vera e propria crisi dei diritti umani“.

Dopo l’intervento della polizia di fronte all’Ambasciata brasiliana, in altre zone della capitale sono stati segnalati pestaggi e centinaia di arresti e ciò starebbe accadendo anche fuori Tegucigalpa. Gli arresti arbitrari, sebbene limitati a un periodo breve di tempo, possono dar luogo a maltrattamenti, torture e sparizioni.

Le preoccupazioni per la situazione dei diritti umani in Honduras sono aumentate dopo che il 28 giugno il presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya è stato espulso dal paese e il potere è stato assunto dall’ex presidente del Congresso, Roberto Micheletti. Il presidente Zelaya è rientrato in Honduras il 21 settembre e si trova attualmente all’interno dell’Ambasciata brasiliana.

Firma anche tu l’appello per porre fine alle aggressioni contro i difensori dei diritti umani e garantire il diritto di manifestare liberamente!!

Morto Felipe Arreaga, campesino messicano, ambientalista e attivista sociale

Amnesty International esprime il suo cordoglio per la morte di Felipe Arreaga Sánchez, campesino messicano, ambientalista e attivista sociale

Felipe Arreaga SánchezÈ con estremo dispiacere che la Sezione Italiana di Amnesty International ha appreso la triste notizia della morte di Felipe Arreaga Sánchez, avvenuta il 16 settembre scorso. L’ecologista campesino è stato investito da un camioncino del pubblico servizio a pochi chilometri da casa sua a El Zapotillal (stato di Guerrero, Messico). Dopo l’incidente l’autista si è dato alla fuga.

Felipe Arreaga è stato tra i fondatori dell’Organizzazione contadina ecologista della Sierra di Petatlán (Organización de Campesinos Ecologista de la Sierra de Petatlán, Ocesp). Nel 1998 ha appoggiato attivamente la campagna non violenta contro lo sfruttamento sproporzionato e illegale delle foreste della zona di Petlatán da parte dell’impresa statunitense Boise Casade, denunciandone l’impatto negativo sull’ambiente e sulla vita della popolazione.

Durante la campagna alcuni attivisti di Ocesp sono stati assassinati; Flores Rodolfo Montiel, il presidente, e Teodoro Cabrera García, un altro attivista, sono stati incarcerati. Sono stati rilasciati nel 2001 perché innocenti e grazie alla mobilitazione nazionale e internazionale delle organizzazioni per i diritti umani.

Felipe Arreaga, temendo per la sua vita, ha abbandonato la comunità e si è nascosto per otto mesi nella foresta, vivendo in condizioni difficilissime. Nel 2000 ha fondato con la moglie Celsa Valdovinos l’Organizzazione delle donne ecologiste della Sierra di Petatlán (Organización de Mujieres Ecologistas de la Sierra de Petatlán, Omesp).

Nel novembre 2004 è stato arrestato con l’accusa di avere ucciso nel 1998 il figlio di Bernardino Bautista, un potente commerciante di legname del posto.

Il Centro per i diritti umani della montagna Tlachinollan (Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan), un’importante associazione per i diritti mani della regione, lanciò una campagna per il suo rilascio, sostenendo l’infondatezza delle prove su cui si basava l’accusa.

Nel 2005 Amnesty International adottò Felipe Arreaga come prigioniero di coscienza. Altre associazioni nazionali e internazionali ne chiesero il rilascio incondizionato, che avvenne dopo 10 mesi di carcere.

Sempre nel 2005 Felipe Arreaga ricevette il premio Chico Mendes per il suo coraggio e la sua determinazione nella difesa dell’ambiente.

La dinamica dell’incidente in cui ha perso la vita Felipe Arreaga non è ancora chiara; le organizzazioni per i diritti umani stanno chiedendo alla Procura di fare chiarezza ed evitare così che la sua morte diventi un altro caso impunito.

Durante un’intervista del 2006 a Amnesty International, Felipe Arreaga ha detto: Quando mi invitano a parlare nelle scuole e nelle conferenze parlo di una cosa: parlo di quello che ho nel cuore. Se dentro hai amore parli di amore, se tieni odio o desideri violenza di questo parla la tua bocca. Chiedo di parlare perché è necessario. La gente deve prendere coscienza. So che il nemico è gigantesco. Abbiamo lottato per la difesa dell’ambiente, ma anche per esempio per avere elettricità, acqua potabile, un presidio medico. Un giorno un deputato dell’Unione europea mi ha detto: “Tu sei un maestro”. Io gli ho risposto che non sono maestro di nulla. Semplicemente lotto per la vita.

(22 settembre 2009)

Giornate dell’attivismo

Anche quest’anno la Amnesty_gatt09Sezione Italiana di Amnesty International organizza le Giornate dell’attivismo, che si terranno per il fine settimana del 19/20 settembre.

Le Giornate dell’Attivismo rappresentano un momento di mobilitazione aperto a tutti coloro che vogliono partecipare in prima persona alle iniziative e campagne del movimento mondiale in difesa dei diritti umani. Quest’anno saranno dedicate a “Io pretendo dignità“, la nuova campagna globale con la quale Amnesty International intende porre i diritti umani al centro della lotta contro la povertà, denunciando e contrastando le violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà. La povertà, infatti, non è una fatalità ma è la conseguenza di politiche basate sulla negazione dei diritti umani. Per questo, proteggere i diritti di chi vive in povertà è un elemento imprescindibile per combatterla. Nelle varie piazze italiane dove Amnesty sarà presente, sarà possibile sottoscrivere il manifesto di “Io pretendo dignità” per aderire ai principi e alle iniziative della campagna.

Il gruppo Amnesty di Vimercate ed il gruppo Amnesty di Monza saranno presenti per l’intera giornata di sabato 19 settembre in piazza Carrobiolo a Monza ove sarà possibile firmare le petizioni, sottoscrivere il manifesto della campagna “Io pretendo dignità”, giocare a giochi di società sia per i più piccoli che per gli adulti.

Chiunque può sostenere il movimento diventando un attivista, in base alle proprie disponibilità, anche solo per un giorno. Vieni a trovarci in piazza o per vedere quella per te più comoda, visita il sito Amnesty Lombardia.

Aprire i campi in Sri Lanka

Circa 300.000 persone, nella stragrande maggioranza di etnia Tamil, profughe a causa del riaccendersi del conflitto nel Nord Est dello Sri Lanka, sono detenute in campi che di fatto sono centri di desri-lanka-children-camp-560tenzione, all’interno dei quali sono negati i più basilari diritti umani, tra cui la libertà di movimento. I campi sono gestiti dall’esercito ed ai profughi è impedito di uscire e di parlare con il personale delle agenzie umanitarie. All’interno dei campi mancano i servizi igienici, lìacqua corrente, il cibo e le medicine, inoltre l’assistenza medica è insufficiente.

Amnesty International chiede al governo dello Sri Lanka l’immediata apertura dei campi, l’amministrazione di questi da parte di civili, la fine delle restrizioni della libertà degli sfollati nonchè il pieno accesso agli osservatori ed alle agenzie umanitarie.

Che cosa puoi fare tu?

E’ possibile attivarsi per questa azione in un modo molto semplice: tramite l’uso di un widget (ossia una mini applicazione) da integrare al proprio profilo di facebook. Attraverso questo widget gli utenti di facebook potranno prendere parte alle azioni per “Aprire i campi in Sri Lanka” direttamente dal proprio profilo e sarà inoltre possibile diffondere questro strumento a tutti i propri contatti.

Il link diretto alla versione italiana del widget è:

http://apps.facebook.com/aicrisisapp/sites/it-it

Entra in azione! Agisci subito per gli sfollati dello Sri Lanka!