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	<title>Amnesty International &#187; Difensori dei diritti umani</title>
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	<description>Il blog del Gruppo Italia 108 di Vimercate</description>
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		<title>Minacce di morte a Gustavo de la Rosa Hickerson, avvocato dei diritti umani in Messico.</title>
		<link>http://www.amnestygr108.org/blog/gustavo-de-la-rosa-hickerson-avvocato-dei-diritti-umani-e-stato-minacciato-di-morte-a-causa-del-suo-lavoro-presso-la-commissione-per-i-diritti-umani-dello-stato-di-chihuahua-cedh-a-ciudad-juarez.html</link>
		<comments>http://www.amnestygr108.org/blog/gustavo-de-la-rosa-hickerson-avvocato-dei-diritti-umani-e-stato-minacciato-di-morte-a-causa-del-suo-lavoro-presso-la-commissione-per-i-diritti-umani-dello-stato-di-chihuahua-cedh-a-ciudad-juarez.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 23:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Mazzoleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[amnesty international gruppo vimercate]]></category>
		<category><![CDATA[Azioni urgenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudad Juarez]]></category>
		<category><![CDATA[Difensori dei diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Firma l&#8217;appello di Amnesty International per chiedere sicurezza per Gustavo de la Rosa Hickerson
 Il 4 settembre Gustavo de la Rosa Hickerson è stato minacciato di morte mentre tornava a casa dopo il lavoro a Ciudad Juárez. Ha ricevuto le minacce da un uomo che lo ha affiancato mentre era fermo ad un semaforo.
Dall&#8217;aprile 2008 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2750" target="_blank"><strong>Firma l&#8217;appello di Amnesty International per chiedere sicurezza per Gustavo de la Rosa Hickerson</strong></a></em></p>
<p><img class="size-full wp-image-395 alignleft" title="Un tributo agli omicidi copyright AI" src="http://www.amnestygr108.org/blog/wp-content/uploads/2009/11/Un-tributo-agli-omicidi-copyright-AI.jpg" alt="Un tributo agli omicidi copyright AI" width="199" height="274" /> Il 4 settembre <strong>Gustavo de la Rosa Hickerson è stato minacciato di morte </strong>mentre tornava a casa dopo il lavoro a Ciudad Juárez. Ha ricevuto le minacce da un uomo che lo ha affiancato mentre era fermo ad un semaforo.</p>
<p>Dall&#8217;aprile 2008 Gustavo de la Rosa Hickerson lavora presso <strong>l&#8217;ufficio di Ciudad Juárez della CEDH dello Stato di Chihuahua.</strong></p>
<p><strong>E&#8217; una delle poche istituzioni che ha riconosciuto pubblicamente il forte aumento del numero delle violazioni dei diritti umani, </strong>inclusa la tortura e le esecuzioni extragiudiziali, commesse a Ciudad Juárez da parte dell&#8217;esercito.</p>
<p>Il CEDH di Ciudad Juárez ha raccolto le denunce, ha criticato pubblicamente gli abusi dell&#8217;esercito e ha fatto pressione affinché i responsabili fossero perseguiti.<br />
Questo fermento ha sollevato diverse critiche tra i comandanti dell&#8217;esercito. Il presidente del CEDH nella città di Chihuahua ha ordinato a Gustavo de la Rosa Hickerson la sospensione della raccolta delle denunce di presunti abusi da parte dell&#8217;esercito.</p>
<p>Gustavo de la Rosa Hickerson ora si trova a El Paso, Stati Uniti, dove si è rifugiato dove che ogni forma di protezione gli è stata negata nel proprio paese.</p>
<p>Dal 2007 la violenza legata al crimine organizzato è notevolmente aumentata in Messico. I mezzi di comunicazione riportano di più di 14.000 omicidi legati ai cartelli della droga. La maggior parte di questi omicidi sono stati commessi a Ciudad Juárez, stato di Chihuahua.</p>
<p>Il governo del presidente Calderón ha cercato di combattere i cartelli dispiegando migliaia di agenti di polizia federale e più di 45.000 soldati nella zona più compromessa. Queste misure non hanno portato per ora a nessun risultato</p>
<p>La Commissione dei diritti umani ritiene che le denunce di abusi da parte dell&#8217;esercito, incluso esecuzioni extragiudiziali, tortura, detenzione arbitraria e violazioni di domicilio, si siano sestuplicate tra il 2006 e il 2008.</p>
<p><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2750" target="_blank"><strong>http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2750</strong></a></p>
<p><span style="font-size: small;"> 5 nov 2009  <a href="mailto:coord.americalatina@amnesty.it">coord.americalatina@amnesty.it</a></span></p>
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		<title>A Felipe Arreaga, uomo nato libero</title>
		<link>http://www.amnestygr108.org/blog/a-felipe-arreaga-uomo-nato-libero.html</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Mazzoleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[amnesty international gruppo vimercate]]></category>
		<category><![CDATA[Difensori dei diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>

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		<description><![CDATA[In memoria di Felipe Arreaga Sánchez, campesino messicano premio nobel per l’ambiente Chico Mendes


 
 
Felipe Arreaga è morto il 16 settembre 2009. Campesino messicano ha dedicato la sua vita a proteggere i boschi della Sierra di Petatlán, nello stato del Guerrero. Era un attivista ecologista, difensore dei diritti umani, chiedeva il rispetto delle leggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>In memoria di Felipe Arreaga Sánchez, campesino messicano premio nobel per l’ambiente Chico Mendes</em></strong></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-276" src="http://www.amnestygr108.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/AdamDownloadServlet02.jpg" alt="" width="212" height="163" />Felipe Arreaga è morto il 16 settembre 2009</strong>. Campesino messicano ha dedicato la sua vita a proteggere i boschi della Sierra di Petatlán, nello stato del Guerrero. Era un attivista ecologista, difensore dei diritti umani, chiedeva il rispetto delle leggi per la tutela del territorio dove era nato, colpito dallo sproporzionato sfruttamento da parte delle industrie <em>madereras</em>, le industrie del legno.</p>
<p>E’ stato vittima di un incidente stradale, l’autista del veicolo pubblico che l’ha travolto si è dato alla fuga. Ad oggi non è ancora chiara la dinamica dei fatti. <strong>Le ONG locali temono che si tratti dell’ennesimo caso da aggiungere alla lunga lista di omicidi impuntiti</strong> di attivisti sociali, ambientalisti, leader di comunità, sindacalisti, attivisti dei diritti umani, giornalisti, che avvengono in Messico.</p>
<p>Sconcerto, rabbia, cordoglio. Riascolto la cassetta su cui è registrata un’intervista rilasciata mentre eravamo in viaggio in treno, durante il suo tour di testimonianza in Italia nell’aprile 2006. Si tratta in effetti di una lunga, intensa chiacchierata.</p>
<p>“La vita è come il corso di un <em>rio </em>(fiume). Come l’acqua che nel <em>rio</em> incontra ostacoli come anse, ripide, massi, così nella vita ci sono problemi come povertà, malattie. Il <em>rio</em>, il cammino<em> </em>che stiamo affrontando è la nostra vita. Se sappiamo nuotare seguendo la giusta corrente ci possiamo salvare. <strong>Ma se andiamo contro la corrente, contro la natura, sbatteremo duramente contro la roccia: odio, guerre, mattanze, sfruttamento della terra, avvelenamento dell’acqua</strong>. Stiamo ammazzando noi stessi, stiamo generando morte.”</p>
<p>Felippe Arreaga Sanchez, nato il 17 maggio del 1949, riceve nel 2005 <strong>il premio nobel per l’ambiente Chico Mendes per il suo coraggio e determinazione nella difesa dei boschi.</strong></p>
<p>Cappello sul capo e un bagaglio leggerissimo per il suo viaggio di testimonianza in Europa.</p>
<p>Mi spiega che il suo bagaglio contiene poche cose, perché lui è un contadino povero. E lo dice con la massima naturalezza, sorridendo con occhi sinceri e attenti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“La vita è di tutti, senza distinzioni</strong> di credo, colore di pelle, partito politico. Penso che anche l’intero ecosistema abbia il diritto di vivere. Hanno diritto di vivere tutti gli animali che si stanno estinguendo nei boschi. Perché questa distruzione? Per avere oro e denaro?”.</p>
<p>La voce di Felipe Arreaga è dolce e allo stesso tempo decisa, <strong>le parole semplici ma potenti.</strong> Racconta della sua vita. L’infanzia serena a contatto con la terra, i monti, i boschi, poi gli anni ‘70 e l’arrivo delle imprese <em>madereras</em>, le rivendicazioni negli anni ’80, degli <em>ejidos</em> nei confronti del governo, di infrastrutture, servizi basilari come scuole, servizi sanitari, strade.</p>
<p>“Chiedevamo anche tecnici per insegnarci a tagliare, lavorare il legno per poterlo vendere al prezzo che valeva, dato che lo stavamo praticamente regalando<strong>. Il governo, che detiene le leggi, di tutta risposta ci mandò i militari. Iniziò l’<em>ostigamento</em>, la persecuzione, le minacce di morte</strong>.”</p>
<div id="attachment_279" class="wp-caption alignright" style="width: 231px"><img class="size-full wp-image-279" title="roma-3-maggio-2006" src="http://www.amnestygr108.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/roma-3-maggio-2006.JPG" alt="Felipe Arreaga, Roma maggio 2006 - copyright AI " width="221" height="165" /><p class="wp-caption-text">Felipe Arreaga, Roma maggio 2006 - copyright AI </p></div>
<p>E mi chiedo quanto sia imprevedibile e prepotente il suo destino. Un contadino che avrebbe condotto volentieri un’anonima vita tranquilla, coltivando la sua terra con la sua famiglia, invece costretto alla lotta per rivendicare i diritti negati alla sua terra, alla sua gente, ai suoi figli e nipoti. Un contadino dell’America Latina con nessuna velleità di girare il mondo, che si ritrova in Europa a testimoniare, a cercare solidarietà, a parlare con ministri, politici, giornalisti, attivisti, studenti.</p>
<p>Nasconde la fatica del viaggio, la malinconia e il timore per la sua famiglia lontana. Ringrazia con un largo sorriso chi lo ascolta.</p>
<p>Spiega come all’inizio i suoi compagni non lo seguivano perché non credevano a quello che diceva: che l’acqua sarebbe diminuita drasticamente nel corso di cinque, sei, sette anni a causa del <strong>taglio dei boschi, mettendo così in crisi l’intero ecosistema e la loro stessa sopravvivenza</strong>. I fatti purtroppo gli hanno dato ragione.</p>
<p>“L’acqua è vita. L’acqua, la pioggia sono la benedizione di dio. Sono contento che ora i miei figli hanno capito che la mia lotta ha una ragione.”</p>
<p>Felipe Arreaga è tra i fondatori della <strong>Organización de Campesinos Ecologista de la Sierra de Petatlán (OCESP). </strong>Nel 1998 appoggia attivamente la campagna non violenta contro lo sfruttamento irrazionale e illegale delle foreste da parte dell’impresa Boise Casade.</p>
<p><strong>Durante la campagna alcuni attivisti di OCESP sono stati assassinati. Rodolfo Montiel, il presidente, e Teodoro Cabrera, un altro attivista, sono stati incarcerati</strong>. Verranno rilasciati nel 2001 perché innocenti grazie alla mobilitazione nazionale e internazionale delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani.</p>
<p>Felipe Arreaga per timore della sua incolumità si nasconde sui monti.</p>
<p><strong>“Sono stato otto mesi nascosto nel bosco, in una caverna profonda</strong>. I militari mi stavano dando la caccia. Ho vissuto in condizioni molto difficili, mi nutrivo di radici, arbusti e del pane che alcuni compagni riuscivano a portarmi una volta la settimana. Dobbiamo lottare con umiltà e mente ben fredda per poter perdonare tutto questo”.</p>
<p>Felipe Arreaga è stato un uomo di pace, contrario all’uso delle armi. “Io sono contrario all’uso delle armi. Mia madre è stata vittima delle armi, non le posso accettare. <strong>Io lotto per la vita, non per la morte</strong>”.</p>
<p><strong>Nel 2000 fonda con la moglie Celsa Valdovinos l’Organización de Mujieres Ecologistas de la Sierra de Petatlán, OMESP.</strong></p>
<p>“Ho conosciuto mia moglie nel 1967/68. Nel 1970 mi sono sposato. Era ed è molto carina. Come me ama le piante, la natura. E’ una gran lavoratrice. La lascio molto libera, la donna non deve essere schiava del proprio uomo. Lei ha una profonda coscienza dei propri diritti. Abbiamo sei figli e 14 nipotini.” Sorride.</p>
<p>Tra i vari progetti dell’associazione OMESP c’è quello della riforestazione per lo sviluppo di un nuovo bosco. <strong>Il progetto è iniziato nel 2003 con la semina di 146.000 cedri rossi.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nel novembre 2004 Felipe Arreaga viene incarcerato con l’accusa dell’omicidio, avvenuto nel 1998, del figlio del potente boss locale dell’industria del legno, Bernardino Bautista. <strong>Istruire procedimenti giudiziari in base a accuse appositamente fabbricate è uno dei mezzi usati dal governo per togliere di mezzo i leader delle comunità “scomodi”.</strong></p>
<p>“Ero rinchiuso in una cella di 2,5 metri per 3,5 metri con altri detenuti. Queste celle arrivavano a contenere anche 20 detenuti alla volta. In alcuni momenti avevamo 40 cm di spazio ciascuno. Soffrivamo la fame, ma soprattutto la sete. Ho sofferto parecchio. <strong>I detenuti vengono portati alla disperazione, ad ammazzarsi per una tortilla, per un goccio di acqua</strong>. La gente non sa delle condizioni dei carceri. Io davvero non immaginavo.”</p>
<p>La mobilitazione in favore del suo rilascio immediato e incondizionato avviene sia a livello nazionale che internazionale per opera di diverse ONG<strong>. Amnesty International lo adotta come prigioniero di coscienza </strong>nel 2005.</p>
<p><strong>Viene rilasciato dopo 10 mesi di prigione per mancanza di prove a suo carico</strong>. Al suo rilascio pubblica una lettera aperta di ringraziamento rivolta a tutti coloro che si sono battuti per la sua liberazione. Ribadisce che continuerà nella sua difesa dell’ecosistema.</p>
<p>“State sicuri che <strong>la mia lotta non si arresterà</strong> e che potete contare su di me. Io continuerò a camminare per la sierra e a predicare a favore dei diritti umani e per un ambiente sano. Lavorerò a fianco di mia moglie, curando i boschi e conservando gli alberi, il che equivale a conservare l’acqua”. Si firma <strong>“FELIPE ARREAGA SANCHEZ, HOMBRE LIBRE, COME NACI’”.</strong></p>
<p>“Penso che gli appelli di Amnesty International siano serviti. Hanno infastidito molto le autorità locali, municipali, statali e federali. Si arrabbiavamo molto e dicevano “Cosa ne sanno loro di quello che succede qua. Non riceviamo ordini dall’esterno.”</p>
<p>Felipe Arreaga, le sue parole, i suoi gesti, le sue mani, il suo cappello: <strong>la grandezza dell’umiltà</strong> che apre  la mente e colma il cuore, l’umiltà che ignora i pensieri e i gesti futili, che si incunea nel profondo, nel cuore della vita e dei veri valori, delle scelte forti.</p>
<p>“<strong>Io so di correre dei rischi. Rischio di perdere la vita</strong>. Ho tanti amici che mi invitano a rimanere all’estero. Sì, so di correre rischi perché colpisco degli interessi economici. Quando mi invitano a parlare nelle scuole e nelle conferenze parlo di una cosa: parlo di quello che tengo nel cuore. Se dentro hai amore parli di amore, se tieni odio o desideri violenza di questo parla la tua bocca. Chiedo di parlare perché è necessario. La gente deve prendere coscienza. So che il nemico è gigantesco. Un giorno un deputato dell’Unione Europea mi ha detto “Tu sei un maestro”. Io gli ho risposto che <strong>non sono maestro di nulla. Semplicemente lotto per la vita”.</strong></p>
<p>Difficile trovare parole giuste per onorare la sua umanità il suo coraggio<strong>. E’ stato un maestro di vita. La sua testimonianza, il suo ricordo, il suo esempio gli sopravvivono; la sua lotta pacifica e testarda continua per opera di altri.</strong></p>
<p>Una coincidenza incuriosisce, anche per un destino imprevedibile e prepotente: Felipe Arreaga viene investito e muore il 16 settembre 2009, esattamente quattro anni prima, il 15 settembre 2005, veniva rilasciato dalla prigione dove era stato ingiustamente rinchiuso.</p>
<p>Monica Mazzoleni</p>
<p><em><a href="mailto:coord.americalatina@amnesty.it">coord.americalatina@amnesty.it</a></em></p>
<p>(Pubblicato il 25 ottobre 2009 su http://www.peacelink.it/latina/a/30406.html)</p>
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		<title>Honduras: a rischio i difensori dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 15:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Cambiaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[amnesty international gruppo vimercate]]></category>
		<category><![CDATA[Azioni urgenti]]></category>
		<category><![CDATA[Difensori dei diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>

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		<description><![CDATA[Amnesty International ha denunciato il forte aumento degli arresti, dei pestaggi ad opera della polizia e delle intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani in Honduras.
Il 22 settembre la polizia ha circondato la sede della Cofadeh, un&#8217;importante associazione per i diritti umani, lanciando gas lacrimogeni contro un centinaio di persone, tra cui donne e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amnesty International ha denunciato il forte aumento degli arresti, dei pestaggi ad opera della polizia e delle intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani in Honduras.</p>
<p>Il 22 settembre la polizia ha circondato la sede della Cofadeh, un&#8217;importante associazione per i diritti umani, lanciando gas lacrimogeni contro un centinaio di persone, tra cui donne e bambini. I dimostranti stavano protestando contro l&#8217;intervento della polizia, il giorno prima, nel corso di una manifestazione tenutasi di fronte all&#8217;Ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, la capitale dell&#8217;Honduras, in cui è rifugiato il presidente deposto Manuel Zelaya.</p>
<p>&#8220;<em>La situazione nel paese è allarmante</em>&#8221; &#8211; ha dichiarato Susan Lee, direttrice del Programma Americhe di Amnesty International. &#8220;<em>Gli attacchi contro i difensori dei diritti umani, le chiusure degli organi d&#8217;informazione, i pestaggi contro i dimostranti e l&#8217;aumento degli arresti di massa sono tutti segnali che i diritti umani e lo stato di diritto sono in grave pericolo</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>L&#8217;unica via d&#8217;uscita è che le autorità de facto cessino la repressione e la violenza e rispettino i diritti alla libertà di espressione e di associazione</em>&#8221; &#8211; ha proseguito Lee. &#8220;<em>Chiedia</em><img class="alignright size-full wp-image-252" title="HondurasPrimo_piano" src="http://www.amnestygr108.org/blog/wp-content/uploads/2009/09/HondurasPrimo_piano1.jpg" alt="HondurasPrimo_piano" width="130" height="129" /><em>mo alla comunità internazionale di ricercare urgentemente una soluzione, prima che la situazione precipiti ulteriormente verso una vera e propria crisi dei diritti umani</em>&#8220;.</p>
<p>Dopo l&#8217;intervento della polizia di fronte all&#8217;Ambasciata brasiliana, in altre zone della capitale sono stati segnalati pestaggi e centinaia di arresti e ciò starebbe accadendo anche fuori Tegucigalpa. Gli arresti arbitrari, sebbene limitati a un periodo breve di tempo, possono dar luogo a maltrattamenti, torture e sparizioni.</p>
<p>Le preoccupazioni per la situazione dei diritti umani in Honduras sono aumentate dopo che il 28 giugno il presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya è stato espulso dal paese e il potere è stato assunto dall&#8217;ex presidente del Congresso, Roberto Micheletti. Il presidente Zelaya è rientrato in Honduras il 21 settembre e si trova attualmente all&#8217;interno dell&#8217;Ambasciata brasiliana.</p>
<p><span style="font-size: large;"><strong><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2612"><span style="font-size: x-large;">Firma anche tu l&#8217;appello</span></a> per porre fine alle aggressioni contro i difensori dei diritti umani e garantire il diritto di manifestare liberamente!!</strong></span></p>
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		<title>Morto Felipe Arreaga, campesino messicano, ambientalista e attivista sociale</title>
		<link>http://www.amnestygr108.org/blog/morto-felipe-arreaga.html</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 11:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cimarosti</dc:creator>
				<category><![CDATA[amnesty international gruppo vimercate]]></category>
		<category><![CDATA[Arreaga]]></category>
		<category><![CDATA[Difensori dei diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>

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		<description><![CDATA[Amnesty International esprime il suo cordoglio per la morte di Felipe Arreaga Sánchez, campesino messicano, ambientalista e attivista sociale

È con estremo dispiacere che la Sezione Italiana di Amnesty International ha appreso la triste notizia della morte di Felipe Arreaga Sánchez, avvenuta il 16 settembre scorso. L&#8217;ecologista campesino è stato investito da un camioncino del pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Amnesty International esprime il suo cordoglio per la morte di Felipe Arreaga Sánchez, campesino messicano, ambientalista e attivista sociale<br />
</strong></p>
<p><img style="float: right; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Felipe Arreaga Sánchez ©AI" src="http://www.amnesty.it/flex/images/D.3dbe5d5ee8ad0aff4503/Felipe.jpg" alt="Felipe Arreaga Sánchez" width="200" height="197" />È con estremo dispiacere che la Sezione Italiana di Amnesty International ha appreso la triste notizia della morte di Felipe Arreaga Sánchez, avvenuta il 16 settembre scorso. L&#8217;ecologista campesino è stato investito da un camioncino del pubblico servizio a pochi chilometri da casa sua a El Zapotillal (stato di Guerrero, Messico). Dopo l&#8217;incidente l&#8217;autista si è dato alla fuga.</p>
<p>Felipe Arreaga è stato tra i fondatori dell&#8217;Organizzazione contadina ecologista della Sierra di Petatlán (Organización de Campesinos Ecologista de la Sierra de Petatlán, Ocesp). Nel 1998 ha appoggiato attivamente la campagna non violenta contro lo sfruttamento sproporzionato e illegale delle foreste della zona di Petlatán da parte dell&#8217;impresa statunitense Boise Casade, denunciandone l&#8217;impatto negativo sull&#8217;ambiente e sulla vita della popolazione.</p>
<p>Durante la campagna alcuni attivisti di Ocesp sono stati assassinati; Flores Rodolfo Montiel, il presidente, e Teodoro Cabrera García, un altro attivista, sono stati incarcerati. Sono stati rilasciati nel 2001 perché innocenti e grazie alla mobilitazione nazionale e internazionale delle organizzazioni per i diritti umani.</p>
<p>Felipe Arreaga, temendo per la sua vita, ha abbandonato la comunità e si è nascosto per otto mesi nella foresta, vivendo in condizioni difficilissime. Nel 2000 ha fondato con la moglie Celsa Valdovinos l&#8217;Organizzazione delle donne ecologiste della Sierra di Petatlán (Organización de Mujieres Ecologistas de la Sierra de Petatlán, Omesp).</p>
<p>Nel novembre 2004 è stato arrestato con l&#8217;accusa di avere ucciso nel 1998 il figlio di Bernardino Bautista, un potente commerciante di legname del posto.</p>
<p>Il Centro per i diritti umani della montagna Tlachinollan (Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan), un&#8217;importante associazione per i diritti mani della regione, lanciò una campagna per il suo rilascio, sostenendo l&#8217;infondatezza delle prove su cui si basava l&#8217;accusa.</p>
<p>Nel 2005 Amnesty International adottò Felipe Arreaga come prigioniero di coscienza. Altre associazioni nazionali e internazionali ne chiesero il rilascio incondizionato, che avvenne dopo 10 mesi di carcere.</p>
<p>Sempre nel 2005 Felipe Arreaga ricevette il premio Chico Mendes per il suo coraggio e la sua determinazione nella difesa dell&#8217;ambiente.</p>
<p>La dinamica dell&#8217;incidente in cui ha perso la vita Felipe Arreaga non è ancora chiara; le organizzazioni per i diritti umani stanno chiedendo alla Procura di fare chiarezza ed evitare così che la sua morte diventi un altro caso impunito.</p>
<p>Durante un&#8217;intervista del 2006 a Amnesty International, Felipe Arreaga ha detto: <em>Quando mi invitano a parlare nelle scuole e nelle conferenze parlo di una cosa: parlo di quello che ho nel cuore. Se dentro hai amore parli di amore, se tieni odio o desideri violenza di questo parla la tua bocca. Chiedo di parlare perché è necessario. La gente deve prendere coscienza. So che il nemico è gigantesco. Abbiamo lottato per la difesa dell&#8217;ambiente, ma anche per esempio per avere elettricità, acqua potabile, un presidio medico. Un giorno un deputato dell&#8217;Unione europea mi ha detto: &#8220;Tu sei un maestro&#8221;. Io gli ho risposto che non sono maestro di nulla. Semplicemente lotto per la vita.</em></p>
<p>(22 settembre 2009)</p>
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